| la tua vacanza a contatto con la natura : : Umbria : San Pietro in Valle
Zia Maddalena
Logo

torna alla homepage aiuto online agli utenti come contattare la redazione registrazione utenti
Logo
| la tua vacanza a contatto con la natura : : Umbria : San Pietro in Valle
 
   Abruzzo
   Basilicata
   Calabria
   Campania
   Emilia Romagna
   Friuli Venezia Giulia
   Lazio
   Liguria
   Lombardia
   Marche
   Molise
   Piemonte
   Puglia
   Sardegna
   Sicilia
   Toscana
   Trentino Alto Adige
   Umbria
   Valle d'Aosta
   Veneto


Matters Multimedia

  Per maggiori informazioni: Click!


 
San Pietro in Valle
Provincia: Terni
Località: Ferentillo
Regione: Umbria


Benedettini
Già nucleo pagano, nel IV secolo Giovanni e Lazzaro, due eremiti Siriaci in cerca di un luogo recondito, varcato il monte Solenne e scesi nella valle Suppenga avrebbero fondato l'eremo che sarebbe poi divenuto l'abbazia di San Pietro in Valle. Fu Faroaldo II, duca di Spoleto e signore delle terre dove sorgeva l’eremo, a costruire la chiesa dedicata a San Pietro e il monastero, che adottò la regola di San Benedetto. Qui Faroaldo vestì l’abito monastico e morì nel 728. Trascorso un periodo di pace e relativa popolarità, che si protrasse per oltre un secolo, nell’anno 840, i monaci furono espropriati dal vescovo di Spoleto, Sigualdo, che aveva ottenuto dall’imperatore Lotario (re d’Italia), il privilegio della badia. Semidistrutta sotto i primi Ottoni, essa fu riedificata, tra la fine del sec. X e il XI da Ottone III e Enrico II. Dal giugno del 1190 l’Abbazia di San Pietro in Valle fu di proprietà del comune di Spoleto. Alla fine del XII sec., con ogni probabilità all’epoca di Gregorio II (1198-1226) fu unita alla basilica di San Giovanni in Laterano ed a questo periodo dovrebbero risalire gli ulteriori restauri agli edifici ed il ciclo di affreschi della navata. Nel 1477 Sisto IV, per la decadenza della vita monastica, levò i monaci da questo monastero e cedette l’Abbazia in commanda alla famiglia Ancajan, i quali furono a varie riprese gli abati accomandatari dell’Abbazia fino al 1850. Con l’avvento dell’unificazione d’Italia, lo Stato epropriò tutti i possedimenti della Chiesa e diede la possibilità agli accomandatari di riscattare il bene, così la famiglia Ancajani acquistò l’Abbazia (nel 1890 da parte di Decio Ancajani). L’ultimo erede degli Ancajani, Serafina Giannavei, cede la chiesa al parroco e vende il convento a Ermete Costanzi nel 1917. Già nucleo pagano, nel IV secolo Giovanni e Lazzaro, due eremiti Siriaci in cerca di un luogo recondito, varcato il monte Solenne e scesi nella valle Suppenga avrebbero fondato l'eremo che sarebbe poi divenuto l'abbazia di San Pietro in Valle. Fu Faroaldo II, duca di Spoleto e signore delle terre dove sorgeva l’eremo, a costruire la chiesa dedicata a San Pietro e il monastero, che adottò la regola di San Benedetto. Qui Faroaldo vestì l’abito monastico e morì nel 728. Trascorso un periodo di pace e relativa popolarità, che si protrasse per oltre un secolo, nell’anno 840, i monaci furono espropriati dal vescovo di Spoleto, Sigualdo, che aveva ottenuto dall’imperatore Lotario (re d’Italia), il privilegio della badia. Semidistrutta sotto i primi Ottoni, essa fu riedificata, tra la fine del sec. X e il XI da Ottone III e Enrico II. Dal giugno del 1190 l’Abbazia di San Pietro in Valle fu di proprietà del comune di Spoleto. Alla fine del XII sec., con ogni probabilità all’epoca di Gregorio II (1198-1226) fu unita alla basilica di San Giovanni in Laterano ed a questo periodo dovrebbero risalire gli ulteriori restauri agli edifici ed il ciclo di affreschi della navata. Nel 1477 Sisto IV, per la decadenza della vita monastica, levò i monaci da questo monastero e cedette l’Abbazia in commanda alla famiglia Ancajan, i quali furono a varie riprese gli abati accomandatari dell’Abbazia fino al 1850. Con l’avvento dell’unificazione d’Italia, lo Stato epropriò tutti i possedimenti della Chiesa e diede la possibilità agli accomandatari di riscattare il bene, così la famiglia Ancajani acquistò l’Abbazia (nel 1890 da parte di Decio Ancajani). L’ultimo erede degli Ancajani, Serafina Giannavei, cede la chiesa al parroco e vende il convento a Ermete Costanzi nel 1917. La chiesa dell'abbazia fu compiuta in due epoche diverse: longobarda (sec.VIII) e romanica (sec. XII), ma i due stili sono così armoniosamente inseriti da non accorgersi della loro successione. All’interno della chiesa si trovano vari frammenti longobardi tra cui l’altare maggiore composto da due paliotti e quattro pilastrini. All’interno della chiesa troviamo inoltre cinque sarcofagi romani risalenti al III secolo d.C. Notevole importanza rivestono inoltre gli affreschi: questi costituiscono infatti il ciclo più importante di arte romana nel contesto umbro, per la lunga serie di soggetti del Vecchio e Nuovo Testamento che si svolgono sulle pareti della chiesa come in una finta galleria. Un maestro eseguì quasi tutte le scene dell’Antico Testamento (parete sinistra) ed alcune del Nuovo (parete destra). Monumentalità, colori tenui, calma compositiva, sono le caratteristiche note del suo stile. Le ultime due scene del primo registro in alto della parete sinistra, sono opere sicuramente di un’altra mano che si caratterizza per gli intenti realistici, per la potenza del disegno e del colore. Un terzo maestro, eseguì un altro gruppo e viene riconosciuto come il “ Maestro del Ringraziamento di Noè”. Il chiostro e gli ambienti monastici appartengono ad un’epoca più tarda rispetto alla chiesa, probabilmente verso il XII-XIII sec. Il lato settentrionale del chiostro, congiunto alla navata della chiesa, è scandito da 3 alti e grandi archi sorretti da pilastri quadrangolari. Gli altri 3 lati presentano una diversa situazione: l’ordine inferiore è costituito da portici con poderose volte a crociera sostenute da robuste e basse colonne di pietra locale. Nel piano superiore vi sono 11 colonne che sorreggono archetti a tutto sesto poggianti su capitelli a foglie d’acqua appena accennate. Il chiostro è pavimentato in cotto a laterizi perpendicolari disposti a spina con al centro un’ara pagana cilindrica con pozzetto, bucrani e festoni sebbene consunti. Il campanile: è di pianta quadrata leggermente asimmetrica e presenta un parato murario costituito da blocchi irregolari di pietra locale. Il primo ordine, cioè la base, non riveste molto interesse; il secondo ordine presenta motivi decorativi di cotto ad archetti pensili e a colombaia; il terzo ordine è caratterizzato su ogni lato da aperture a sesto rialzato; il quarto ordine appare chiaramente rimaneggiato e restaurato. Le pareti del campanile sono variamente ornate di “inserti” di epoche precedenti. Si notano, tra l’altro, suggestivi frammenti di epoca romana e longobarda, stelle a sei punte inscritte in un triangolo, cerchi intrecciati a quadrati, frammenti di transenne e di plutei. Al secondo e terzo piano ai lati delle bifore, si notano 2 archi di mattoni nei quali sono inseriti frammenti marmorei di epoca più antica e mattoni distanziati e sovrapposti in più serie, che si trovano in altre parti delle pareti e ne costituiscono l’elemento più appariscente.
Come si raggiunge: Si arriva dall’autostrada MILANO-NAPOLI A1, all’uscita Orte si prende la strada statale 204 in direzione Terni. Da Terni si procede lungo la strada statale 209 per 18,5 Km fino a Ferentillo.

 

Nuova pagina 2

vai all'atlante turisticovai all'atlante turistico

aggiungi la tua struttura

leggi le news

accedi al country market

accedi al country life

Copyright © 1999-2002 s.r.l.
Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari.
Per informazioni scrivere alla redazione
info